Anna Karenina, l’ipocrisia al tempo dello Zar

recensione Anna KareninaLeggere un libro come Anna Karenina è un’impresa non semplice. Tralasciando le riduzioni dei film, che si concentrano quasi esclusivamente sulla storia d’amore triangolare fra Anna, Vrosky e Karenin, c’è da dire che quest’opera è molto, molto di più.

È una fotografia degli anni finali dell’impero zarista, vista da più punti. È la critica alla frivolezza e all’ipocrisia delle convenzioni nobiliari, esattamente come lo fu Orgoglio e pregiudizio per l’epoca vittoriana, solo meno mieloso. Ma soprattutto è uno spaccato della Russia rurale, così distante dai fasti di Pietroburgo e dalla stessa Mosca, che sebbene considerata provinciale, resta comunque un grosso agglomerato urbano.

Le convenzioni dell’epoca

La figura di Anna Karenina è certamente singolare, poiché se in un primo momento ci appare come una donna strenua, capace di ammaliare tutti con la volontà di saperlo fare alla perfezione, quasi subito ci si accorge che, esattamente come la sua condizione impone, vive intrappolata in un matrimonio senza amore, con un uomo di vent’anni più grande di lei. Anna è però una donna passionale, che sebbene viva secondo le regole della buona società, resiste pochissimo dinanzi alla malia di Vrosky: per lui manderà a monte un matrimonio, il suo buon nome e abbandonerà il figlio stesso.

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro,

ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

Infrangere le regole, non la legge

Anna diventa in pochissimo tempo una reietta: secondo le convenzioni, nessuna donna (ma anche uomo) per bene deve restare anche solo nella stessa stanza dove si trova lei. Anna è colpevole non di aver infranto la legge, per la quale molto probabilmente avrebbe avuto un trattamento diverso, ma di aver infranto “le regole”. La sua scelta finale, quella del suicidio, è abbastanza banale data la disponibilità di mezzi economici che tranquillamente le avrebbe permesso di vivere all’estero, felice e senza pensieri. Anzi, verso la fine il delirio è palpabile. Il senso di colpa attanaglia tutta la sua vita, sia da sposata che da “concubina”.

La redenzione, narrativamente parlando, era impossibile.

Uno spaccato della Russia rurale

Sicuramente la figura più interessante è Levin, alter ego dello stesso Tolstoj, che vive in campagna e cerca, sebbene con motivazioni opinabili, di creare una nuova economia rurale. La scelta della conversione religiosa del personaggio, scaturita a partire dal parto di Kitty, è molto arzigogolata, almeno per me: avrei preferito di gran lunga che Levin restasse fedele alle sue intenzioni, lo rendeva sicuramente un attore ascetico, che non si curava delle frivolezze esteriori (pur innamorandosi di Kitty che, forse la mia immagine a questo punto è viziata dal film, è una sciacquetta e basta). Sarebbe poi stato l’unico che, a conti fatti, sarebbe riuscito a mantenere le proprie idee a dispetto di tutto e soprattutto di tutti.

Laura Landi
Laura Landi
Fondatrice e direttrice di Idea Libro | | + posts

Adoro leggere e riempire casa di libri, al limite del compulsivo, con predilezione per i saggi e i romanzi storici. Anni di esperienza nel settore editoria e del marketing mi hanno portata qui, a realizzare un progetto che amo, circondata da una redazione fantastica!
Per IL mi occupo del marketing dedicato agli scrittori emergenti.

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2 Risposte

  1. fiore ha detto:

    Mi trovi d’accordo su tutti i punti. Infatti credo che il titolo svii molto chi tenta di avvicinarsi all’opera, soprattutto dopo aver visto il film, cosa che io non ho fatto. E si Kitty forse nel film è rivisitata in quel modo ma credo non sia una sciacquetta, ssemplicemente vittima di convenzioni basate su pregiudizi. Anna è superficiale, ingrata e madre degenere ma personaggio onesto, nel senso che non si nasconde dietro le convenzioni che la vorrebbero moglie silenziosa e anafettiva di Karenin. Lo spaccato socio politico non è solo cornice ma influenza la storia da ogni angolazione. La vita bucolica di Levin viene condizionata dalle sue ambizioni e dai cambiamenti che vorrebbe attuare. Anna non poteva che suicidarsi a parer mio. Una persona che è morta dentro non potrebbe vivere felice neanche nell’ Eden.

  2. Laura Landi ha detto:

    Grazie per il tuo commento, Fiore. Siamo d’accordo su tutta la linea, insomma! Io, invece, appena terminato un libro cerco sempre di vedere anche la versione cinematografica: spesso rimango delusa, ma non è ancora capitato che un film mi appassioni più del libro. Ad ogni modo, almeno per me che non amo particolarmente l’aspetto romantico delle opere, lo spaccato socio-politico è di assoluto interesse ed è la parte più preziosa dell’opera.

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