“Grande nudo” di Gianni Tetti, il terzo capitolo della “Trilogia del vento”

grande nudo, recensione“Grande nudo” non è, nel modo più assoluto, letteratura consolatoria.
“Grande nudo” non è, nello stesso modo di cui sopra, lettura d’intrattenimento.
“Grande nudo” è, in un modo piuttosto feroce e brutale, un’esperienza all’interno di un mondo inventato… speriamo…

Detto questo, al di là di ogni ragionevole dubbio e al di qua dei singoli gusti personali, direi che sia un’esperienza da fare.
Tenere in mano questo volume di rispettabile spessore è sensazione rassicurante e piacevole, porta una cert’aria di morbidezza unita ad una copertina attraente in modo subliminale… esattamente il contrario di ciò che si prova nel leggere le sue pagine.
Non è libro da bersi d’un fiato, anzi risultano necessarie pause di respiro e infatti la storia è provvidenzialmente suddivisa in capitoli più o meno brevi, alcuni titolati ed altri no.

Colpisce, fin da subito, uno stile molto asciutto, quasi didascalico, scarno il tanto da rendere schiaffi le frasi, certe frasi, intere pagine di sintetiche, a volte laconiche, frasi. Non so se sia lo stile consueto di Gianni Tetti, non posso dirlo dal momento che questo è il suo primo libro che incontro, ma di certo lo trovo giustamente appropriato ed efficace per questo tipo di storia, che è Cattiva.
I personaggi sono tanti, l’io narrante variabile, l’andirivieni nel tempo a volte faticoso, ma nonostante le difficoltà non si smette, questo certamente non è un libro facile, ma non si smette.
In esso si compie l’epilogo catastrofico della nostra società, ad un livello narrativo piuttosto reale e perciò preoccupante.

La trama

Una società popolata di brutta gente, percorsa da brutti sentimenti viene destabilizzata da un movimento di ribellione capeggiato suo malgrado da un majarzu, che suonando un solittu, guida un gruppo di infetti provenienti dalle campagne appestate da inquinamento nucleare.

La terra trema per le esplosioni intermittenti degli attentati che colpiscono la città, trema per il terremoto continuo e un bel giorno i cani si ribellano ai loro gioghi e spariscono, convergendo tutti in una grotta, trasformandosi in un esercito inaffrontabile e potente di distruzione di massa.
Una guerra che verrà documentata nel Libro, un libro di colore giallo in cui ognuno lascia testimonianza del proprio pensiero e degli avvenimenti, che rimarrà a documento della fine e del nuovo inizio.
Questa è la storia del Libro, di quel Libro.

La recensione de “Grande nudo”

L’esame autoptico e lucido della porcheria che siamo diventati ed in cui viviamo, delle nostre ossessioni, perversioni, deviazioni, della violenza congenita che riteniamo presuntuosamente ed erroneamente repressa e sotto controllo, e che invece sfoghiamo in segreto su chi non ha voce, la malattia degenerativa, l’abbruttimento, l’ipocrisia, la depressione, diciamo che trovare tutto concentrato in settecento pagine una certa impressione la fa.
Ogni pagina ti strapazza e dopo settecento sei demolito.
Narrazione affollata di gente, quasi tutta pessima, odori, in prevalenza sentori dolciastri di morte e cani. Tanti cani. Strano trovare il cane, il più fedele ed obbediente amico dell’uomo, visto come arma di ribellione e di morte cruenta, quasi fosse una nemesi.

La potenza narrativa del sabba dei cani contrapposta alle pagine di poesia del Canto del vento ritengo rivelino la coriacea bravura di questo scrittore, che con dispendio di energie anche fisiche, ne ho il sospetto, raccoglie tutto il peggio che l’essere umano può produrre, un cadavere che marcisce nei giorni in un sacchetto sotto il letto, donne violate fino a divenire bestiali, bambini partoriti in celle frigorifere in mezzo a carne marcia, cani crocifissi al contrario.

Fuori dagli schemi, spietato impietoso e sfacciato, di digestione complessa.
C’è tanto di tutto nel libro in cui Gianni Tetti ha messo sul piatto una società che ci somiglia fin troppo da dare fastidio. La sua visione apocalittica scevra da ogni bigottismo e perbenismo è tremenda.

Gianni Tetti è uno scrittore sardo, ed infatti in Sardegna è collocata la vicenda, nei suoi luoghi al confine del magico e nella sua fascinosa lingua di cui ci vengono regalati oscuri assaggi, premurosamente documentati e resi comprensibili nel breve apparato di note finali.
“Grande nudo” è il terzo volume della sua “Trilogia del vento” iniziata con la pubblicazione nel 2009 del primo “I cani là fuori” seguita nel 2014 da “Mette pioggia“.

Vero è che la mia recensione risulta incentrata più sulla sensazione di disagio provocata dalla lettura piuttosto che sulla storia in sé. Il fatto è che questo è un testo molto fisico, ed anche se nemmeno per un attimo ho pensato di abbandonarlo confesso che alla fine ho tirato un sospiro di sollievo, chiudendolo.

Mi viene da chiedere se un uomo che può scrivere un libro siffatto, ed è, secondo la mia modesta e personalissima opinione, da lettrice e non da esperto del settore, molto ben fatto, ma lucido a livelli quasi disarmanti, possa anche vivere con una dose accettabile di sopportazione all’interno di una società di cui vede tanto chiaramente la degenerazione.
E mi viene, infine, da chiedere: perché il Libro è di colore giallo?

“Grande nudo” è disponibile su Amazon, sia in formato digitale che cartaceo.

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