La chick-lit nel panorama letterario italiano

chick-lit in italia

Quando si parla di chick-lit ci si riferisce nella maggior parte dei casi alla letteratura straniera, prevalentemente inglese o americana; questo non è del tutto scorretto, in quanto i primi libri “per pollastrelle” hanno proprio origine in quei contesti. Ricordiamo Il Diario di Bridget Jones, scritto da Helen Fielding, in cui Londra non è solo la patria dell’autrice, ma anche ambientazione della storia; anzi, la città si fa quasi personaggio che partecipa alle vicende dei protagonisti, in quanto dotata di personalità propria.

Il Diario di Bridget Jones

Eppure, come tutte le grandi influenze letterarie, la chick-lit non è rimasta confinata all’ambito anglosassone. Già qualche anno dopo la loro pubblicazione, i libri precursori del genere venivano tradotti in diverse lingue e iniziavano a diffondersi un po’ ovunque nel mondo. Per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, la celeberrima Bridget faceva la sua comparsa tra gli scaffali delle librerie appena due anni dopo il debutto in Inghilterra. Era il 1998 e anche le lettrici italiane avevano finalmente un’eroina contemporanea nella quale identificarsi.

Il genere chick-lit arriva in Italia

Nel 2001, la svolta: Mondadori introduce in Italia la collana Red Dress Ink (RDI). Fino ad allora nel nostro paese i libri “da donne” (escludendo i grandi classici al femminile, come ad esempio le opere della Austen) erano gli Harmony, o comunque la cosiddetta letteratura “rosa”, termine molto generico che indicava storie con una trama incentrata sul tema amoroso. La RDI in teoria si inseriva nel filone degli Harlequin, del quale facevano parte anche gli Harmony, ma l’intenzione era quella creare un sottogenere a parte, differente in quanto a stile narrativo ma anche in quanto a target di riferimento (un pubblico di lettrici più giovani) e soprattutto con un evidente risvolto sociale. A poco a poco, anche le altre case editrici furono contagiate dalla dilagante ironia chick e cominciarono a creare collane apposite per questo genere narrativo. Nel frattempo, un numero crescente di autrici italiane sceglieva le pollastrelle come metafora per esprimere il proprio disagio, e quindi dalle traduzioni di libri anglosassoni si passava ad una nuova tipologia di chick-lit, filtrata dallo stile di vita e, inevitabilmente, dalla ricchezza di linguaggio, tutti italiani.

Le “pollastrelle” italiane

Uno dei primi nomi italiani associati al genere chick è quello di Stefania Bertola. Pochi sanno che la scrittrice, conosciuta in Italia perlopiù dopo il suo Biscotti e sospetti pubblicato da TEA nel 2004, ha scritto il suo primo romanzo già nel 1989. Si tratta di Luna di Luxor, e definirlo un libro in stile chick non sarebbe del tutto appropriato; tuttavia esso ha gettato le basi per quella che sarebbe stata la produzione della Bertola in futuro, più matura e più simile a quella delle chickerati.

Biscotti e sospetti

Un’altra celeberrima autrice di chick-lit italiana è Federica Bosco. Il suo 101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi) viene pubblicato da Newton Compton nel 2007, un po’ in ritardo rispetto alle sue colleghe anglosassoni, ma non importa: i suoi libri conoscono un successo immediato e la Bosco conquista una larga fetta di lettrici affezionatissime. Tra i suoi altri titoli più famosi, ricordiamo Mi piaci da morire (Newton Compton, 2010) e Non tutti gli uomini vengono per nuocere (Mondadori, 2013), fino al suo ultimo romanzo Il peso specifico dell’amore (Mondadori, 2015).

101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro

Negli ultimi anni la chick-lit italiana ha conosciuto un’evoluzione a forbice. Da un lato, tra il 2005 e il 2015, la produzione di libri chick sembra essersi intensificata, con l’emergere di nuove talentuosissime autrici: Tiziana Merani e il suo Devo comprare un mastino (Piemme, 2006); Corinne Savarese e i suoi Cara cognata, ti odio! (2013) e Finchè suocera non ci separi (2014); Bea Buozzi e la sua trilogia del Club dei Tacchi a spillo (La vita è una Loubou meravigliosa, Tutte Choo per terra, Matta per Manolo, editi da Mondadori nel 2014).

Dall’altro lato invece le scrittrici più proficue, come le già citate Stefania Bertola e Federica Bosco hanno ampliato la propria produzione dedicandosi anche ad altri generi, diverso da quello chick; pensiamo a Romanzo rosa della Bertola (2012) o alla trilogia young-adult della Bosco composta da Innamorata di un angelo (Newton Compton, 2011), Il mio angelo segreto (2011) e Un amore di Angelo (2012). Insomma, da un lato in Italia la chick-lit sembra (essere stata) messa un attimo da parte; dall’altro sembra più viva e vivida che mai.

Quale sarà la direzione che prenderanno le chickerati nei prossimi anni?

E siccome un dibattito non ha senso senza un’altra parte con cui dibattere, adesso tocca a voi lettrici: che ne pensate? Qual è l’ultimo romanzo chick che avete letto? La chick-lit di oggi è ancora divertente come quella di una volta? Aspettiamo le vostre risposte!

Intanto, se vi siete perse il primo articolo dedicato alle chick-lit, ecco dove potete trovarlo.

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2 Risposte

  1. emilia ha detto:

    amo leggere

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