“L’amore che mi resta” di Michela Marzano

l'amore che mi resta“L’avevo detto, a tuo padre, che al telefono eri triste.
Cioè, non proprio triste. Contratta, come rassegnata.
Gliel’avevo detto, ma lui niente. Gliel’avevo ripetuto. Niente. A insistere che eri grande, che con la mi ansia esageravo […]
Erano le ventitré. Era venerdì”

Un venerdì sera come tanti è destinato a cambiare la vita di Daria per sempre. La sua Giada, la sua “pulcina”, la brillante e adorata figlia che quel giorno avrebbe compiuto venticinque anni ha deciso di farla finita. Una lite con il fidanzato storico, un cocktail letale di ansiolitici e antidepressivi, un sintetico biglietto di scuse e l’abbandono all’oblio. Un oblio che avvolge e annienta Daria, trascinandola nel baratro di una sofferenza inconsolabile, della quale non può né vuole liberarsi, perché il dolore deve essere nutrito, è la sola prova tangibile del fatto che Giada sia esistita, del legame che le univa e di tutto l’amore che le resta, gelosamente conservato nei suoi ricordi. Pagina dopo pagina, il lettore si lascia trasportare dalla disperazione di una madre attanagliata dal rimpianto per non aver saputo capire, per non essersi resa conto che la generica rassegnazione percepita nel tono di voce della sua bambina altro non era se non un sintomo subdolo e infausto di quella depressione strisciante che l’avrebbe condotta alla morte. Eppure Daria aveva creduto di essere stata una buona madre, una madre ben diversa dalla sua, una madre attenta e premurosa, che anteponeva la felicità dei suoi bambini a qualsiasi altra cosa. Giada, però, non era del tutto “sua”. Nel 1983, infatti, dopo numerosi e vani tentativi di rimanere incinta, lei e suo marito Andrea avevano deciso di adottare un bambino, un piccolo che avrebbe dato senso alla loro esistenza come coppia, ma che soprattutto avrebbe riempito la vita di Daria, che nei grandi occhi e nelle minuscole manine dei neonati intravedeva il riflesso della perfetta felicità.

Io desidero un figlio più di ogni altra cosa. Ci penso sempre. Quando apro gli occhi la mattina e sento che solo se ci fosse un bimbo svegliarmi avrebbe uno scopo. Quando sono per strada e incrocio una carrozzina, oppure arriva un’amica a dirmi commossa, evviva, questa volta ci siamo, e io resto lì a commentare che bello […] mentre ingoio inutilmente lacrime e moccio, e anche la scusa del granello di polvere serve a poco, non è niente ora passa. Ma non passa mai.

Dopo tre anni di attese, promesse e speranze disilluse, finalmente, nell’estate del 1986, Daria aveva potuto stringere tra le braccia una bimba di pochi mesi, il cui nome era stato subito cambiato da Amelia a Giada per cancellare ogni traccia del suo brevissimo passato, ogni legame con un “prima” che non le apparteneva più, perché adesso lei aveva una nuova mamma, una sola mamma.

Paradossalmente, cinque anni dopo, Daria era riuscita a rimanere incinta di un maschietto, e la notizia aveva colmato il suo cuore e la sua casa di gioia per quella famiglia unita e felice che stava per accogliere un nuovo membro. Una sera, però, era arrivata la fatidica domanda. Mentre Giada osservava ipnotizzata il pancione della sua mamma, le aveva chiesto “Anche io ero lì dentro?” e Daria non era riuscita a mentirle, le aveva rivelato che anche lei proveniva dalla pancia di una mamma, ma di un’altra mamma che poi era andata via. Giada era intelligente, molto più della media dei suoi coetanei, Giada avrebbe capito. Avrebbe capito, sì, ma lo avrebbe davvero accettato?

La recensione de “L’amore che resta”

In “L’amore che mi resta” (Einaudi, 2017), Michela Marzano racconta lo strazio e l’angoscia di una donna che sente di essere nata al solo fine di diventare madre e che della maternità dovrà sperimentare proprio l’aspetto più penoso. Sopravvivere alla propria figlia è quanto di più devastante possa accadere a un genitore, ma ancor più devastante è sapere, o temere, di aver contribuito in qualche modo alla sua decisione di togliersi la vita, di non aver saputo comprendere o di avere involontariamente ignorato il tormento di una giovane donna in conflitto con se stessa e con il suo passato.

Se è vero, infatti, che i membri di una famiglia sono legati dall’amore e non dal sangue, è anche vero che è quasi impossibile vivere nella consapevolezza di avere delle radici, radici autentiche, e di essere stata abbandonata (sinonimo di “rifiutata”) da chi ci ha messo al mondo. È questo il pensiero che tortura Giada, è questo che la spinge a fare ricerche in segreto e a ricorrere a uno psicanalista. E all’improvviso assumono un senso le insistenti domande infantili, gli scatti d’ira adolescenziali e quella profonda passione per i puzzle che la portava ad avere reazioni al limite del patologico di fronte alla perdita di uno dei pezzi. Senza l’ultimo tassello, un puzzle non è completo, si porterà per sempre dentro un buco, un vuoto che non gli permetterà mai di diventare come sarebbe dovuto essere.

“L’amore che mi resta” è strutturato come un ininterrotto e toccante monologo, un lungo e tortuoso viaggio tra le pieghe dei ricordi e dei pensieri più nascosti di una donna che sente di aver perso tutto, ma sa di dover continuare a vivere, se non per se stessa, almeno per il figlio Giacomo e per il marito Andrea. Anche loro hanno perso una sorella e una figlia, ma il loro lutto non ha trovato spazio sotto la bolla di sconforto che ha avvolto Daria per mesi e mesi e che li ha completamente esclusi. Solo con il tempo in quella bolla potrà aprirsi uno spiraglio, e proprio quella morte che ha spazzato via i concetti di normalità e armonia diventerà il punto da cui partire per ritrovarsi, per condividere un fardello che, se distribuito su sei spalle, può accompagnare chi è rimasto senza per questo rischiare di schiacciarlo sotto il suo peso.

“L’amore che resta” è disponibile per l’acquisto su Amazon sia in formato cartaceo, che in ebook per il tuo Kindle. 

Irene Maniscalco, Idea Libro
Irene Maniscalco
Redattrice | + posts

Nasce a Palermo nel 1987 e, fin da piccolissima, scopre la passione per la lettura, innamorandosi delle storie raccontate da Roald Dahl e J.K.Rowling. Appassionata di letteratura a 360° con due lauree umanistiche nel cassetto, trascorre le sue giornate tra le pagine dei libri, sognando di scriverne uno.

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