Lo sguardo del lupo di Giancarlo Ferron | Recensione

Lo sguardo del lupo di Giancarlo Ferron, recensione, lupoHo un suggerimento per noi lettori: non andiamo tanto lontano a cercare bei libri, qualche volta li abbiamo vicinissimi e non ce ne accorgiamo, essi utilizzano la stessa tattica del lupo nel bosco, ci osserva senza che il nostro occhio lo percepisca.

Questo è uno di quei felici casi.
Giancarlo Ferron è un guardiacaccia vicentino, che ha fatto del suo mestiere una sorgente informativa e conoscitiva del grande e magico mondo naturalistico. Da anni pubblica testi che appartengono al filone della letteratura di montagna con il chiaro e sano intento della divulgazione di dati esatti e scientifici, al fine di sconfiggere l’ignoranza che genera il pregiudizio a sua volta genitore di quel sempre più diffuso comportamento umano rilevabile con il termine di sterminio. La nostra specie, infatti, si sente sempre più minacciata da tutto e reagisce tendendo all’eliminazione fisica della minaccia, di ogni minaccia. Spesso ci concentriamo sulle minacce sbagliate, qualche volta non sono nemmeno minacce.

I lupi e il loro mondo

Questo romanzo parla di lupi, animali stupefacenti per la loro sensibilità, fisicità, tecniche di sopravvivenza e rispetto della natura, sembrano i guardiani che noi, specie dotata di cervello più grande, dovremmo essere e invece non siamo affatto.

Giancarlo Ferron è persona preparata, che in occasione della presentazione non presenta, racconta. Racconta con domata passione i lupi ed il loro mondo, non il suo romanzo, che egli considera solo il mezzo attraverso cui trasmettere il messaggio, per dare a noi lettori ed esseri pensanti la possibilità di diffidare delle informazioni spesso scorrette, miranti solo a seminare quella diffidenza che ignora, danneggia e distoglie attenzione.

Chi non conosce ha paura, chi non conosce distrugge.

Lo fa bene, chiaramente e contestualizzando le notizie, portando dati circostanziati e riferimenti seri, lontani dalla mitologia e dalle leggende.

Così dicasi del romanzo, la storia di Claudio e Sara raccontata con scrittura piana, senza voli pindarici di eloquenza ma frequentata da contenuti importanti, per esempio il rispetto della natura e la sua conoscenza, la conoscenza di se stessi e del proprio obiettivo vitale.

Vi è contenuta anche una certa dose di critica verso la pochezza delle ragioni di chi si schiera contro la natura ed il suo corso, prendendo spunto dalle realtà che ci piace ignorare, ma che ogni giorno massacrano creature innocenti solo per dare abbondanza ai nostri pasti:

La morte e gli squartamenti che avvengono nel segreto dei macelli non fanno notizia; i quotidiani non pubblicano mai le foto dei corpi sgozzati, scuoiati e fatti a fette. Pubblicano le interviste lacrimose degli allevatori che hanno subito danni dai lupi e dagli orsi, ma che non piangono mai quando portano i loro amati animali al macello.

E si vede che l’autore ci tiene ad informarci sulle dinamiche comportamentali dei lupi, il capitolo 17 è praticamente un inserto di etologia, chiaro, riassuntivo ed estremamente utile ed interessante su questi meravigliosi animali.

Leggendolo, il romanzo, d’un fiato, vi si coglie bellezza spirituale e terrena, ecologia, etologia, psicologia anche umana, poesia del paesaggio naturale, speranza in un futuro sanato dalla follia dell’uomo, questo essere che distrugge le proprie risorse maltrattando la madre terra che gli fornisce vita.

La trama de “Lo sguardo del lupo

Claudio, brillante ingegnere da poco promosso, sembra avere successo nella vita, casa, lavoro, auto… ma qualcosa non va, l’orizzonte lo distrae troppo spesso e con insistenza. Sara, giovane laureanda reclutata da un occhiuto prof per costruire una tesi che sarà un percorso di rinascita, fisica e spirituale. Bruno solitario custode di un luogo che racconta la storia del mondo, luogo nascosto d’iniziazione. Una cerchia di personaggi che concorrono alla conservazione delle magie vitali della montagna, come i grandi alberi.

Inutile raccontare oltre, leggete questo bel libro, che non ha la pretesa di entrare nelle grazie dell’Accademia della Crusca, ma cerca di attirare la nostra attenzione sulla bellezza armonica di cui siamo circondati, in cui viviamo e di cui abbiamo necessità per la sopravvivenza della nostra specie, in compagnia delle altre specie, che ci donano il loro aiuto e rispetto se solo siamo in grado di accorgercene e di accettare che siamo tutti importanti. L’uomo non è, come dice qualche religione, il dominatore perché scelto dal suo dio, gli animali non sono al suo servizio ma la sua compagnia nell’universo.

È un romanzo in cui il limite tra la fantasia e la realtà metafisica è molto sottile.

…in parte sono quello che sono,
un po’ sono quello che faccio;
con il risultato che mi succede quello che deve succedermi.

Marta Murari, Idea Libro Redazione
Marta Murari
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Sì, questa qui sono io, una randagia con carattere difficile e no, non bevo molta acqua e non faccio tanta plin plin, va da sé che non sono pulitissima dentro né bellissima fuori. Non sopporto il frastuono del mondo quindi, oltre a bere tè, cerco d’insonorizzare la tana con pareti di libri.
Vivo in esilio per lavoro ma la nostalgia mi cova dentro, perché si è del posto in cui si è nati.
I gatti sono i miei compagni, discreti e silenziosi, procuro di dare loro una buona vita, in cambio migliorano la mia, mi accettano senza riserve e non cercano di cambiarmi, perché io sono una di loro.

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