“Piccole grandi cose” di Jodi Picault

piccole grandi cose, recensione“Piccole grandi cose” è stato definito un libro “onesto, scomodo, introspettivo e di grande attualità”, nonché “Il buio oltre la siepe del terzo millennio”. È stato citato anche come “il romanzo più importante di Jodi Picoult”, scrittrice già celebre per altri titoli quali “La custode di mia sorella”. Personalmente, non mi aspettavo nulla di tutto ciò quando ho deciso di intraprenderne la lettura. Sia il titolo, non troppo originale, sia la copertina dal tocco vintage mi avevano fatto immaginare una storia di tutt’altro genere. Per fortuna, a lettura iniziata, ho dovuto ricredermi.

La trama

Ruth è un’infermiera professionista. Mamma single di un ragazzino modello, è anche una sorella e una zia speciale. Unico problema: ha la pelle scura. Questo, per quanto risulti difficile crederlo nel terzo millennio, condiziona tutta la sua vita.

Brit e il marito appartengono invece a quella categoria della razza umana che è convinta di essere superiori a tutto e a tutti, in base ad una predisposizione genetica. Ciò li spinge a diffondere l’odio razziale tramite un blog, a tenere conferenze sul come gestire questa superiorità, nonché ad organizzare vere e proprie spedizioni punitive contro quelli che considerano l’anello debole della società.

Il caso vuole che Brit dia alla luce il suo bambino nell’ospedale dove lavora Ruth, e che non ci siano altre infermiere disponibili per prendersene cura nei primissimi istanti della sua vita. I genitori chiedono a Ruth di parlare alla sua caposala e questa si limita a mettere un post-it sulla cartella del neonato: questo bambino non deve essere accudito da personale afroamericano. Ma cosa fare se il neonato in questione ha una crisi respiratoria, e se Ruth è l’unica infermiera che può accudirlo? Dovrebbe prendersene cura o lasciarlo morire? Difficile rispondere; qualunque sia la sua decisione, sarà sempre quella sbagliata.

Un processo che coinvolge protagonisti e lettori

Il romanzo “Piccole grandi cose” è un processo, scaturito dalla causa che i genitori del piccolo Davis intentano contro Ruth. Un processo che sviscera tutti gli aspetti della tragica questione, tranne uno: quello della razza. Perché in tribunale la questione razziale non viene affrontata, mai. Ma Ruth non ci sta, perché sa benissimo che invece è tutto lì: nessuno avrebbe mai accusato la sua collega bianca Corinne, se si fosse trovata al suo posto. Si sarebbe trattato semplicemente di una disgrazia.

Proprio in virtù della questione razziale, la causa contro Ruth diventa una causa che ci coinvolge in primo piano, noi e le nostre coscienze. Perché Ruth ci mette di fronte al fatto compiuto: possiamo dire tutto quello che vogliamo sul razzismo, possiamo sentirci tolleranti, accoglienti… ma non è così. Ci sarà sempre una piccola parte di noi che guarda con diffidenza al “diverso”, e già riconoscere la diversità stessa, non è forse razzismo?

Il momento di decidere da che parte stare

C’è un momento preciso in questo libro, un’epifania: il passaggio in cui Ruth invita il suo avvocato, bianco, a fare un giro di shopping con lei. Non è che Ruth abbia voglia di farsi una nuova amica o abbia bisogno di un parere per i suoi acquisti, no; Ruth vuole fare vivere a quella giovane donna bianca quello che lei si trova costretta a subire nella civilissima società americana contemporanea. Dall’essere seguita tra gli scaffali da un commesso intimorito che lei possa essere una ladra, dall’essere realmente perquisita perché sospettata di avere rubato. Sono tutti comportamenti che lei ormai ha assimilato come routine, e non se ne lamenta; però vuole far passare il messaggio che la questione della razza non è un plus, anzi, è il cuore della questione.

E infatti, la svolta nel suo processo si ha proprio quando le teorie si ribaltano, quando l’avvocato di Ruth sostituisce all’approccio di omertà la franchezza di ammettere che questa pantomima è dovuta solo al colore della pelle di Ruth. Lì crolla ogni certezza: i bianchi, scandalizzati, non credono alle proprie orecchie; Ruth si sente finalmente liberata del peso che la opprimeva… E a noi lettori non resterà che farci il nostro personalissimo esame di coscienza, scegliendo da quale parte saremmo stati e vorremo stare.

“Piccole grandi cose” è disponibile per l’acquisto su Amazon, sia nel formato cartaceo che in digitale. 

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Caterina Geraci
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Leggo, scrivo, fotografo, recensisco, posto, twitto. Appassionata di comunicazione a 360°. Ho un interesse smodato per la chick-lit, per gli autori emergenti e per i viaggi, letterari e non. Potrei conquistare il mondo: lasciatemi solo finire l'ultimo capitolo...

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