“Il prodigio” di Emma Donoghue

il prodigio, recensioneSiamo nell’Irlanda di metà Ottocento, in una zona non verdeggiante ma paludosa, umida, fatta di case trascurate, catapecchie di argilla, paglia e torba. Un paesaggio triste e grigio anche d’estate, un villaggio di poche case sparse abitato da contadini, raccoglitori di patate e torba. Tra queste poche anime vive una ragazzina di 11 anni, che da quattro mesi non si nutre più e continua a stare bene. I compaesani cominciano a gridare al miracolo, al prodigio e alla santità. Un comitato di notabili indice una sorveglianza costante per allontanare i dubbi, che la bambina si nutra di nascosto e procedere al riconoscimento del prodigio religioso.

Una infermiera, Lib Wright, proveniente dall’Inghilterra e formatasi alla scuola infermieristica di Florence Nightingale, viene ingaggiata per sorvegliare la ragazzina alternandosi ad una suora. La donna inglese, dall’animo e dalla formazione scientifica, giunge in questa casa con molti pregiudizi sulla situazione improbabile e sull’impossibilità che sia un miracolo. Comincia un controllo serrato della bambina e dei suoi familiari, scandaglia ogni angolo della casa piccolissima in cerca di ipotetico cibo nascosto, effettua dei turni notturni per controllare la bambina anche durante il sonno, eliminando qualsiasi contatto con l’esterno.

Lib non sa però che deve affrontare una fitta rete di superstizioni, credenze popolari e forte religiosità al limite del bigottismo e fanatismo. In un paese sperduto come questo ha attecchito molto la campagna di conversione religiosa al cristianesimo, incentrata più che altro sui timori sull’aldilà, attribuendo a morti naturali segni premonitori di castighi divini, instillando nei bambini la paura per ogni gesto irriverente. Così Anna O’Donnell assorbe ogni singola dottrina, passa il suo tempo a pregare, a conoscere le vite dei santi, a ripulirsi di ogni peccato o cattivo pensiero per conquistare il paradiso. La ragazzina è convinta di poter digiunare a lungo per votarsi a Dio, per salvare le anime di suo fratello morto all’improvviso e di tutta la famiglia.

Lib Wright si trova così a fronteggiare l’ostilità della famiglia, che la vede straniera e irreligiosa, e della ragazzina che nella sua ingenuità continua a cercare di convincerla dell’utilità delle preghiere anche per la sua anima atea.
Lentamente Lib entra in confidenza con Anna perché è convinta che dietro questa scelta ci sia un motivo o episodio reale. Con abilità, durante le piccole e lente passeggiate, Lib riesce a farsi confidare il dramma che tormenta la ragazza e nelle ultime pagine del romanzo ne viene a capo.

La critica a “Il prodigio”

La lettura del romanzo “Il prodigio” segue il ritmo della vicenda contadina, con i suoi tempi tranquilli, scanditi dalla semplice attività, dalla casa, dall’ingenuità di questi uomini e donne. Così come passano lentamente le giornate di Anna, così la scrittura è densa ma tranquilla, non lasciando niente di inepresso.  Attraverso gli occhi sagaci e scettici di Lib, apprendiamo l’arretratezza di questo pezzo d’Irlanda, ne conosciamo la povertà, l’ingenuità e la credulità. I genitori di Anna, ad esempio, non fanno nulla per far rinsavire la ragazzina dalla sua sciocchezza, anch’essi, il padre in particolare, sono convinti che la figlia segua la volontà del Signore, accettando pacatamente tutto.

Il romanzo è uno spaccato storico importante, attraverso la storia si riescono a conoscere riti e credenze, costumi e tradizioni, ingenuità e furbizie di chi della religione ne ha fatto fonte di supremazia. Mai frase di Marx “La religione è l’oppio dei popoli” è così adeguata a questo contesto.

Inoltre la vicenda, anche se di fantasia, si ispira alle “digiunanti”, donne e bambine che in Europa e in America, tra il Sedicesimo e Ventesimo secolo sembrava fossero in grado di sopravvivere senza cibo, poi identificate come isteriche o da ricovero forzato in manicomio.

Consiglio la lettura de “Il prodigio” a chi come me è appassionata al genere storico, ma con un velo di mistero che dipanandosi nella storia trova il suo colpo di scena nel finale.

Annalisa Andriani, Redattrice, Idea Libro
Annalisa Andriani
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La musica e i libri sono la mia passione. Violinista di professione, per fortuna, insegnante di violino come missione, rifugio me stessa nei romanzi per vivere tante altre vite contemporaneamente. Sposata con due figli, anche loro amanti della lettura, vivo nell’immensa luce della costa pugliese sempre incantata dall’azzurro del mare”.

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