“Scomparsa” di Joyce Carol Oates | Mondadori Libri

scomparsa, recensione, “Scomparsa” di Joyce Carol Oates, edito da Mondadori, è una storia brutale che suscita nel lettore, in questo caso a me, un opprimente senso d’angoscia. Le vicissitudini e le scelte della “discutibile” protagonista, stravolgono non solo la sua vita, ma anche quella di tutti quelli coinvolti nella sua vicenda e purtroppo saranno proprio loro che ne pagheranno le amare conseguenze.

Non era affatto da lei!
Cressida aveva sempre disprezzato la menzogna,
la considerava una debolezza morale.
Riteneva che curarsi dell’opinione altrui al punto di abbassarsi a mentire
fosse una forma di codardia.

La trama

È il 10 luglio 2005 e una ragazza è scomparsa. Che fine ha fatto? Cressida Mayfield la notte tra il 9 e il 10 di luglio non è rientrata a casa. Ai genitori aveva detto che avrebbe trascorso la serata a casa di una sua amica. Da lì non ha mai fatto ritorno. Cose le è successo? Chi è stata l’ultima persona a parlare con lei? Chi ha visto qualcosa?

La ragazza è stata avvistata per l’ultima volta nella riserva di Nautauga – Contea di Beechum – Carthage, così cominciano le ricerche, anche il padre della ragazza scomparsa, Zeno Mayfield, si unisce alla squadra dei ricercatori senza alcun risultato. Cressida Mayfield sembra essere stata inghiottita dal nulla!

Le ricerche continuano e le indagini cominciano. Si viene a sapere che Cressida è stata vista per l’ultima volta con il Caporale Brett Kinkaid, ex fidanzato della sorella di Cressida, Juliet, che dopo essere tornato invalido dalla missione “Operazione Iraq Libero” non è più stato lo stesso uomo, non solo per le lesioni riportate a livello fisico e mentale, ma anche per tutto quello che ha dovuto vedere e subire.
La famiglia di Cressida è distrutta, il tempo è trascorso e di Cressida, la loro figlia, la ragazza introversa, un po’ spietata, sarcastica, intelligente e con un grande talento per il disegno non v’è traccia. Accettare la sua dipartita è fuori discussione: Cressida non è morta, altrimenti i suoi genitori, Zeno e Arlette, lo sentirebbero in fondo al loro cuore.

In ottobre, dopo una serie di vicissitudini il Caporale Brett Kinkaid confessa di aver portato la ragazza nella riserva e di averle fatto del male. La sua confessione è molto confusa, sconclusionata, difatti nella mente del caporale scorrono immagini della serata con Cressida sovrapposte a quelle che ha vissuto in Iraq. Il risultato finale dopo il lungo ed estenuante interrogatorio è che il corpo della ragazza non viene rinvenuto e Brett viene accusato di omicidio; dovrà scontare una pena tra i quindici e i venti anni di reclusione.

Zeno e Arlette non riescono a credere a quanto sia successo, loro conoscevano quel ragazzo, era il fidanzato della loro figlia maggiore, la bellissima Juliet, avrebbero dovuto sposarsi, lei lo ama ancora tantissimo malgrado si siano lasciati e invece ora si scopre che lui è l’artefice del delitto di Cressida, la ragazza scomparsa…

Ma questo è solo l’inizio della storia! Chi è Sabbath McSwain e cosa c’entra con la famiglia di Cressida? Cosa succede quando Sabbath comincia ad investigare in incognito nei carceri di massima sicurezza, dove si pratica la pena di morte?

Ci sono figli radiosi come Juliet Mayfield.
Schietti, limpidi, sereni.
Ci sono figli difficili come Cressida.
Immersi in una sfera di caustica ironia come nel liquido amniotico.
I figli solari e sereni ci sono grati per l’amore che gli diamo.
Quelli contorti e ombrosi devono mettere alla prova il nostro amore.

La recensione de “Scomparsa”

“Scomparsa” è stata una lettura molto faticosa sia da un punto di vista emotivo, che da quello psicologico. Sono una mamma e credo che il dover affrontare il dolore per la perdita di un figlio sia una delle cose che proprio non vorrei mai provare nella vita. Il dolore di questi due genitori spezza in due, sembra quasi di viverlo, è straziante e angosciante. Quando, disgraziatamente ci si imbatte in una dolore del genere, si entra in un vortice in cui ci si pone una serie infinita di domande: dal “perché è successo?” al “ in cosa ho sbagliato?”, ci si colpevolizza. Va da sé che incolparsi è molto più facile, che accettare le sorti di una vita che finisce.

Solo il tempo lenisce le ferite e non sempre ci si riesce. Molto spesso famiglie accecate da questo infinito dolore finiscono col sfasciarsi completamente, sono davvero poche quelle che si stringono per alleviare assieme il dolore. La famiglia Mayfied inevitabilmente si spacca. Arlette trova la forza nel volontariato, un modo assai diverso da quello che intraprende Zeno, che si lascia andare all’alcool e all’autocommiserazione, mentre Juliet ricomincia una nuova vita da un’altra parte, lontana dai media che l’assalgono per un non nulla, ma soprattutto dai ricordi di una sorella uccisa barbaramente dal proprio ex fidanzato che non ha ancora dimenticato. E lui, Brett, il Caporale Kinkaid, macchiato di uno o più delitti infamanti, il ragazzo dolce e protettivo che ha visto l’inferno in Iraq, dal quale non è più tornato veramente, come se la cava nello scontare una pena che probabilmente è ingiusta? 

Tutti quelli che hanno girato intorno alla vita di Cressida hanno dovuto affrontare umiliazioni e dolore e lei in tutto questo ha giocato, senza ombra di dubbio, un ruolo decisivo in ogni sua scelta. Le caratteristiche psicologiche di questa ragazza sono controverse. È stata fin da piccola considerata quella intelligente, mentre Juliet quella bella. Credo che questo appellativo nella vita di una ragazza non sia molto facile da digerire, non è forse vero che vogliamo sempre essere accettati per la nostra infallibile bellezza? L’estetica ha sempre contato più di un cervello, anche se, soprattutto noi donne, ci arrabbiamo quando ci considerano solo belle.

Cressida è cresciuta con tante insicurezze, non si è mai sentita accettata per il suo aspetto fisico e questo le ha fatto covare rabbia, una rabbia cieca che l’ha fatta diventare una ragazza complicata e diversa, i genitori la definivano speciale, ma credo che non ci sia nulla di speciale nell’arroganza, nella maleducazione, nella saccenza. Definirei Cressida un’egoista ossessiva con istinto autolesionista, le sue scelte hanno portato distruzioni e dolore a se stessa e a coloro che diceva di amare. Poi la redenzione le è sembrata l’unica via da percorrere per sentirsi viva e in pace, ma a che prezzo? Ledere il prossimo è una scelta pesante da gestire per chi la subisce, leggera per chi la impartisce, quindi mi domando: è veramente possibile rimediare in situazioni impossibili? È veramente possibile chiedere il perdono a chi ha sofferto immensamente per una scelta dettata da un orgoglio ferito?

Il romanzo si snoda in tre parti: la prima è sicuramente la più soffocante; nella seconda ho percepito comprensione e affetto per la protagonista, cercando in qualche modo anche di scusare i suoi disperati comportamenti; mentre nell’ultima parte ho provato rabbia per il male che ha fatto a tutti quelli che l’amavano e che hanno dovuto subire le conseguenze delle sue discutibili scelte, dovendo affrontare una vita piena di umiliazioni e di totale infelicità. La storia della ragazza “Scomparsa” non finisce: da quello che ho potuto capire la storia continua e non vedo l’ora di poter conoscere i prossimi risvolti!

“Scomparsa” di Joyce Carol Oates è disponibile per l’acquisto su Amazon sia in formato digitale, che cartaceo.

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Monica Pizzi, Redazione Idea Libro
Monica Pizzi
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Leggere è una passione, scrivere è un’ossessione: l’una non esclude mai l’altra! Oltre a questo? Amo i viaggi, la natura, la fotografia, il tutto condito sempre con un buon libro a portata di mano!

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